lunedì 30 novembre 2015

Upton Park e il trasferimento del West Ham, un segno dei tempi che cambiano.

Tramonto sul Boleyn Ground
I campi da calcio riflettono l'anima delle comunità, e la loro scomparsa dai luoghi storici di appartenenza attraverso i cambiamenti che in Inghilterra ormai da anni sono evidenti, riflettono anche nei cari vecchi quartieri. Maine Road, Ayresome Park, il Baseball Ground, Roker Park, Highbury, The Dell, The Den, Ninian Park, Gay Meadow e Boothferry Park, oltre a molti altri, sono adesso proprietà o appartamenti residenziali. Filbert Street è una residenza per gli studenti universitari di Leicester. Eastville, ex casa del Bristol Rovers, ora è un negozio Ikea. Leeds Road, dove l' Huddersfield Town una volta era una delle forze del calcio inglese, è un centro commerciale. Il Goldstone Ground del Brighton è stato sostituito da un drive-in Burger King e Burnden Park  adesso è un 'Asda', catena di supermercati inglesi, dove all'interno, si può vedere una foto di Nat Lofthouse e altre immagini in bianco e nero del Bolton Wanderers dietro le casse. Uno dopo l'altro, tanti dei grandi stadi stanno scomparendo e stanno lasciando solo un lontano ricordo nella storia.

Quest'anno toccherà ai sostenitori del West Ham,  contemplare ciò che resta fino al giorno in cui non arriveranno le ruspe con le loro palle da demolizione. West Bromwich Albion, ultimo match casalingo al Boleyn Ground di Domenica scorsa, ha sancito che restano solo  12  partite di campionato prima di spegnere le luci per l'ultima volta e iniziare a smantellare il John Lyall Gates.
"Il successo, il fallimento, l'eroismo, la stupidità, il talento, gli imbrogli ... Upton Park ha visto tutto", scrive Brian Williams in "Nerly reach the sky", il suo libro d'addio al vecchio caro Boleyn. Anche lui sa che le ruspe arriveranno a breve.
Il West Ham dalla prossima stagione giocherà allo Stadio Olimpico e Williams, un 'Hammerholic' di 50 anni, è uno dei tifosi che, ad essere del tutto onesti, è contro il trasferimento in quel di Stratford. "Non c'è dubbio che, l'Olympic Stadium - spiega Williams - a volte, sarà sold out, con i tifosi che canteranno 'Bubbles' a squarciagola. Ma io non riesco a credere che uno stadio del genere sarà mai in grado di generare la passione e il coinvolgimento delle persone, dei tifosi, che hanno reso il club famoso nel mondo, nello stesso modo del Boleyn Ground. Sì, in termini di proprietà è un'affare, anche se mi chiedo a quale costo per noi sostenitori? East Ham, nel frattempo, avrà un paio di nuovi appartamenti dove una volta aveva un cuore. Ho paura per il futuro del quartiere, come temo per il nostro. "

Al Boleyn pub, all'angolo tra Green Street e Barking Road, si stanno già preparando al peggio. Se solo pensate che  questo pub, con il più lungo bancone a forma di ferro di cavallo di Londra (nonché soprattutto con il tappeto appiccicoso per terra), sta già chiedendo ai clienti abituali di pagare 120 £ come quota associativa annuale per cercare di recuperare le enormi perdite che arriveranno con lo spostamento a Stratford del club, mettendo a disposizione bus-navette che faranno avanti e indietro dalla Green Street all'Olympic Stadium.
The Boleyn Pub
I manifesti sulle finestre del pub sono chiari ed espliciti, come una richiesta di SOS: "Keep the Boleyn Pub alive!" ("Facciamo sopravvivere il Boleyn Pub"). C'è anche il The Black Lion a  Plaistow, un'altra roccaforte di West Ham e dei suoi tifosi, con l'idea simile a quella del Boleyn pub, trasportare i fans da Plaistow a Stratford con i bus, ma pare essere l'unico a volere cercare di fare qualcosa, infatti gli altri  pub della zona hanno intenzione di vendere non appena la stagione finirà. Il Doctor Who shop su Barking Road dovrebbe restare aperto, ma è facile, comunque, capire perché la gente del posto è preoccupata su ciò che accadrà ad alcune delle aziende che sono venute a fare affidamento sul West Ham, e perché molti sostenitori si sentono 'traditi' nel dover cancellare una vita di ricordi passando da Londra E13 a un altro distretto postale. I tifosi si metteranno a ordinare il loro cibo pre-partita nel centro commerciale Westfield dove i ristoranti vanno da nomi come Pho, Umai, Indi-Go, Shake Shack e Lotus Leaf. Ma che cosa significa questo per il celebre Nathan Pies and Eels, dove nei giorni delle partite, le file di persone che aspettano di mangiare, si formano a coda di serpente giù lungo la Barking Road? O  del Ken's Cafe, dove vi è un bulldog di porcellana sulla soglia d'ingresso che indossa il claret e blu da anni, con Carole dietro al bancone, che una volta è stata descritto da Pete May, autore di diversi libri sul West Ham, come "la miglior manager che il West Ham non abbia mai avuto"?
Ken's Cafe - Green Street
Il club potrà anche modernizzarsi e trasferirsi da un'altra parte, ma è difficile credere che la gente che ha frequentato il Ken's Cafè, dimentichi la sensazione che si ha nel gustare un piatto di "uova sciatta, patatine e fagioli", accerchiato dal solito cucchiaio grasso  che Ken o Carole ti danno ogni mattina da  49 anni, da quando hanno aperto la loro attività, li a due passi dai cancelli del Boleyn Ground. Certo, altri sosterranno che nel calcio bisogna andare avanti. L'idea è quella che il West Ham, dicono alcuni, debba abbandonare la sua immagine di un club parentale, di famiglia, di Cockneys sgorbutici e grezzi, e iniziare a muovere i primi passi in un nuovo mondo coraggioso, in cui la prossima generazione di sostenitori sarà il frutto dei ricchi dirigenti in abiti gessati di Canary Wharf, piuttosto che il classico East Enders. Sicuramente, è a loro favore il fatto che il calcio sia diventato un business in cui, alla sua punta più alta, il denaro sembra essere l'unico modo in cui possiamo ottenere dei risultati, centrare degli obiettivi. Questo è la via che il calcio sta prendendo. Trentasei club professionistici su 92 in Inghilterra hanno cambiato stadio negli ultimi 20 anni e presto la percentuale arriverà ad essere più vicina a uno su due. White Hart Lane sarà stato completamente ridisegnato e il Tottenham Hotspur dalla stagione 2018-19 avrà uno stadio completamente rifatto. Scunthorpe, York, Brentford, Carlisle, Gillingham, Bristol Rovers e Southend sono tutti impegnati a costruire, o si stanno muovendo, per nuove strutture e nuovi stadi.

Gary Firmager - l'uomo che si mette in piedi su una scaletta in Green Street prima di ogni gara casalinga con dei giornalini in mano sa cosa significa lasciare il Boleyn. Nel lontano 1989 ha messo in piedi la più famosa fanzine tra i tifosi:'OLAS' (Over Land and Sea), ma questa stagione sarà l'ultima. Sta contando le partite che mancano. "Sono un vecchio dinosauro", spiega. "Questo è il mio posto. Auguro a tutti quelli andranno a Stratford, tutto il bene del mondo, ma non ho intenzione di andare con loro."
'OLAS' Fanzine.
La Statua dei Campioni, inaugurata nel 2003 dal Principe Andrea, con Bobby Moore nella classica posa, che tiene in mano il trofeo Jules Rimet, affiancato da Geoff Hurst, Martin Peters e Ray Wilson, verrà trasferita a Stratford anche. "Sarà solo uno spazio vuoto, suppongo,"  dice malinconicamente Viv, direttore del Newham Bookshop, situato dall'altra parte della strada, "E pensare che una volta li c'era un bagno pubblico, forse ora lo rimetteranno, chi lo sa". Altri luoghi, verosimilmente, faranno la fine del Cafe Cassettari, dove Malcolm Allison(attaccante del West Ham dal 1951 al 1957) e il resto della "Crew del Cassettari" andavano li per discutere le tattiche, spostando il sale e  il pepe con le  pentole intorno al tavolo per simulare porte e calciatori. Il Cafe Cassettari chiuse qualche anno fa e ora è l'ufficio di un avvocato e nessuno dovrebbe essere troppo sorpreso se la vecchia facciata claret e blu del locale, alla fine è sparita. Allo stesso tempo, ci sono macellai, parrucchieri, negozi di abbigliamento e mobili, titolari di bancarelle, nel Queen's Market, che si trova appena fuori la stazione della metropolitana di Upton Park, che si aggrappano alla speranza di un afflusso di nuovi residenti nel quartiere. Il terreno del West Ham è destinato a più di 800 proprietà, ma un movimento di protesta locale, The Boleyn Development campaign, si è opposto alle proposte iniziali. Gli attivisti, che hanno una bancarella nel Queen's Market, vogliono alloggi a prezzi più accessibili, parchi rimodernizzati e più sicuri in una delle zone più depresse della capitale. Almeno, tuttavia, vi è una qualche forma di impulso e di riqualificazione. Basti pensare allo  Stoke City quando lasciò il Victoria Ground 18 anni fa: ora è un monumento alla negligenza, un pezzo di relitto,un terreno recintato abbandonato, un "pugno nell'occhio" per l' associazione dei residenti locali.

Questa è la cosa  più triste su questi stadi perduti: le persone sottovalutano a volte che cosa hanno significato per la comunità locale.

mercoledì 4 novembre 2015

Italian Irons On Tour: West Ham United-Chelsea 2-1

24 Ottobre, 2015.

Non ai livelli del Millwall o del Tottenham, per carità, ma il derby con il Chelsea è sempre il derby con il Chelsea. Sabato 24 Ottobre per noi degli Italian Irons non è un vero e proprio ritrovo ufficiale ma poco ci manca. Siamo quasi al completo, solo qualche assenza forzata. Il ritrovo è fissato per la mattina alle 11 a Stratford, crocevia tra chi arriva dall’aeroporto e chi a Londra ci vive stabilmente. La giornata è, al solito, piovosa e ventosa, ma non siamo più di tanto sorpresi, non sarebbe Londra altrimenti! Prendiamo il 104 in direzione Upton Park che sono le 11 inoltrate ed arriviamo prestissimo allo stadio. Tempo di appoggiare i bagagli al Supporters Club che abbiamo già una pinta in mano. Per alcuni a dire la verità è la seconda, ma ste giornate poi sappiamo tutti come vanno a finire. Primo step, Victoria Tavern.Ritroviamo vecchi amici inglesi e qualche faccia nuova. Tra qualche coro e le solite battute, oltre ovviamente a qualche pinta, passiamo più di un ora nel pub. Per molti di noi è il primo incontro dopo mesi, è l’occasione per parlare anche un po' di cazzi privati e non solo di calcio. Alla fine il calcio è il nostro pretesto per ritrovarci, creare gruppo e passare giornate all’insegna dell’amicizia. Poi ovvio, se il West Ham vince tanto meglio. Secondo step, The Lord Stanley.Circa 10 minuti a piedi separano i due pub. Ci incamminiamo che manca un’ora e mezza al match. Avremmo altre tante cose da fare ma ormai tra una chiacchiera e l’altra siamo dentro, in mezzo alla ressa, attenti a non far cadere neanche un goccio della pinta che la barman ha giustamente riempito fino all’orlo. La dose di alcool nel sangue inizia ad essere importante anche se ancora non elevata. Ancora qualche coro, tante, tantissime risate e vecchie facce che alla spicciolata arrivano. La pioggia non aiuta, come già detto, ma tra una foto ricordo e l’altra, ci dimentichiamo l’orologio. Mancano 45 minuti, dobbiamo ancora mangiare ed andare nell’altro pub. Upton Park.Alla fine rinunciamo ad una pinta in più e andiamo da uno dei tanti paninari fuori dallo stadio.
Italian Irons dentro Upton Park
Non conosciamo la provenienza del pane, la provenienza della carne e neanche delle salse ma quando non vedi del cibo dalla sera precedente, hai passato la notte insonne e mangiato un mezzo croissant marcio all’aeroporto ti va bene qualsiasi cosa. Il panino come ce lo fanno è già finito: pork, salsa barbecue e qualcos’altro. Giretto allo store e via al box office per vedere se ci stampano i biglietti (l’ultima volta diverse member non erano andate). Il biglietto non ce lo stampano, le member non vanno, ma con una velocità incredibile lo steward controlla al computer che i biglietti li abbiamo pagati e caricati comunque e ci apre con una sua chiave di scorta. Mancano circa 6 minuti al kick-off e siamo ai tornelli. Una volta dentro ci dividiamo, i posti purtroppo non sono uno vicino all’altro ma ci diamo appuntamento a fine partita. I 90 minuti li conoscete più o meno tutti. Dominiamo praticamente dall’inizio alla fine. Un bel gioco (che dalle nostre parti non si vedeva da un po’), tanta intensità, tanta corsa e precisione. Pochi lanci alla cazzo di cane come lo scorso anno e gli anni di Big Fat Sam. Andiamo in vantaggio all’improvviso, calcio d’angolo di Payet, lisciano tutti e la palla rotola verso il secondo palo dove arriva Zarate e ci porta sull’1-0. Delirio puro. Festa pura sugli spalti e, come già successo, mi prendo una gomitata sul labbro. Ma sti cazzi, siamo 1-0 sul Chelsea! Il Chelsea in campo non c’è e ne approfittiamo. Tanto nervosismo ed il primo a cedere è Matic, doppio fallo in 10 minuti e tanti saluti. Chelsea in 10 e noi avanti. Sembra la giornata giusta. Nell’intervallo tante chiacchiere di speranza tra tifosi ma anche il timore di un ritorno dei Blues. Al rientro in campo noi siamo 11, loro 10 ma non c’è Mourinho. E’ stato espulso nel tunnel a fine primo tempo. Insomma altra carne sul fuoco a nostro favore. Ecco però che la doccia gelata è dietro l’angolo: corner per loro, la palla passa come era capitato a noi nella prima frazione, arriva Cahill e fa 1-1. In visibilio il settore ospiti che si era calmato e non poco dal vantaggio di Zarate.
Andy Carroll insacca il 2-1 finale.
I 20 minuti successivi al loro gol noi non ci siamo proprio con la testa mentre il Chelsea sembra poter segnare ad ogni affondo. Poi la svolta. Esce Zarate, entra Carroll. L’obiettivo di Bilic è chiaro: buttatela alta nell’area che poi ci pensa lui. E cosi è! All’80’ Terry spazza male fuori area un cross di Lanzini, Payet raccoglie, cede a Cresswell sulla sinistra il quale crossa in mezzo all’area. Carroll è furbo a staccarsi da Terry ed andare sul secondo palo dove Azpilicueta non può nulla contro lo strapotere fisico di Andy. Quella palla sembra non entrare mai, è lenta ma Begovic è controtempo, Upton Park spinge dentro il pallone con un boato che poche volte avevo avuto la fortuna di sentire. Brividi lungo la schiena, 2-1 e mancano 10 minuti. Come sperato il finale è amministrazione vera e propria. Il triplice fischio è l’ultimo ma ennesimo boato di uno stadio che stiamo per abbandonare. Siamo momentaneamente 2° in classifica ed abbiamo vinto il derby! Usciamo festosi, foto di rito con la pezza e tutti al Supporters Club a bere. La serata, poi, ve la lasciamo immaginare. Una giornata epica, una vittoria da ricordare ed una stagione che sembra essere decollata. Slaven Bilic è l’uomo giusto e ne siamo ancora una volta testimoni. In attesa della nostra prossima trasferta..


UP THE HAMMERS!

lunedì 25 maggio 2015

Farewell, Big Sam.

Allardyce, Wembley 2012
E alla fine Big Sam ha detto addio. Notizia che ormai mancava solo di ufficialità, visti le continue voci che da mesi ronzavano intorno al tecnico. Rapporto d'amore/odio quello di Allardyce con il West Ham United in questi quattro anni: Sam arrivò nell'estate del 2011, a sostituire un Avram Grant, che dopo la retrocessione aveva lasciato in ginocchio la squadra. E al primo anno, tramite i play off, Allardyce riesce nell'impresa di riportare subito in Premier gli Hammers. La squadra resta in Premier, raggiunge anzi, un ottimo 10° posto, ma dall'anno successivo le cose iniziano a precipitare, una salvezza arrivata grazie a un mese di vittorie, fa si che i tifosi inizino a storcere il naso su Allardyce.

Sam Allardyce, l'uomo che non retrocede mai, neanche nei omenti piu difficili ha mollato la presa. Sono stati quattro anni in cui qualche soddisfazione è arrivata ( la vittoria di Wembley nel play off di Championship, vincere contro il Chelsea dopo 9 anni, al ritorno in Premier, battere il Tottenham dopo 15 anni in casa sua, due volte in
un anno), ma ci sono state anche tante le delusioni. A iniziare dalla corsa nelle coppe, dove in ogni anno della gestione Allardyce sono state fatte figuracce, anche con squadre di categorie inferiori. E poi c'è da dire che molte volte lo stile di gioco della squadra ha lasciato a desiderare. Ma Sam ha sempre risposto alle critiche, criticando a sua volta ciò che non andava per lui. Sicuramente, ha portato qualche buon giocatore in claret&blue. Ma non è mai riuscito a entrare in pieno nel cuore dei tifosi. E i tifosi contano tanto.
Proteste contro Big Sam

Da sottolineare le parole dei due co-chairman, ieri, dopo la separazione consensuale: "Siamo alla ricerca di un allenatore che ci possa far guardare avanti nell' illuminato futuro che ci aspetta, con un nuovo stadio da poter sfruttare, e tanti giovani su cui puntare. Siamo alla ricerca di un allenatore che punti a fare bel gioco, e che possa far pensare in grande a questo club". Ovvio che quasi tutto questo, non corrisponde piu all'identikit di Big Sam, il quale se ne va sorridendo ieri nel tunnel di Newcastle. Forse, nessun rimpianto per il Manager, che dice:"Ho preso il club che era sulle ginocchia, e l'ho lasciato con la sicurezza della Premier per tre anni in fila". L'uomo orgoglioso esce fuori, forse avrà anche qualche sassolino da togliersi dalla scarpa, ma non lo fa. Se ne va, invece, saluta per l'ultima volta i suoi ragazzi, alcuni ringraziano anche pubblicamente l'ormai ex manager.
West Ham United - Chelsea 3-1 
E alla fine un ringraziamento glielo facciamo anche noi, perche in alcuni momenti, anche se pochi, ci ha lasciato qualcosa.

Ma ora è tempo di guardare avanti, c'è l'Europa che ci aspetta. C'è una squadra da potenziare, e c'è da investire su un allenatore che possa fare meglio di Big Sam, perchè ora bisogna soltanto migliorarsi. Speriamo che i due co-presidenti non ricadano nell'errore del dopo-Zola, e riescano a trovare un profilo che possa fare
al caso nostro, noi aspettiamo. Chiunque sarà, godrà del nostro appoggio totale.

venerdì 22 maggio 2015

3' Edizione "Italian Connection" - Italian Irons presenti!

Ed eccoci arrivati a Maggio, mese che segna la fine del campionato. Ma anche mese, che vedrà scendere in campo noi, contro gli altri brunch di tifosi italiani di squadre inglesi (e non..).


La manifestazione, "Italian Connection", di quellichelapremierleague.com, raduna ogni anno a Milano presso il centro sportivo della Masseroni Marchese, dozzine di tifosi, e appassionati in genere del calcio d'oltremanica. Il torneo di calcio a 7 prevede 20 squadre divise in 4 gironi da 5 l'uno, che si sfideranno a suon di gol e pinte al bancone e, quest'anno, siamo orgogliosi di poter rappresentare il West Ham United FC in Italia a questo evento unico! Noi come gruppo saremo presenti in un bel numero, e non vediamo l'ora che arrivi questo 30 Maggio per poter passare una giornata tutti insieme.

Quindi l'invito è rivolto a tutti coloro che ci han seguito quest'anno, ci seguono e magari ci seguiranno in futuro. Ma anche chi non ci conosce ancora, Sabato 30 Maggio 2015, Milano, centro sportivo Masseroni Marchese dalle ore 9.00 in poi : HERE WE'RE!!

Programma girone del torneo

mercoledì 25 marzo 2015

Big Sam, this is the end?

E' ormai da almeno due anni, che arrivati a questo punto della stagione, iniziano i soliti rumors sulla permanenza o meno di Allardyce a Upton Park. Il manager, arrivato nell'estate del 2011, non è mai entrato a pieno nel cuore di buona parte della tifoseria. Un gioco a volte stucchevole, unito a prestazioni imbarazzanti in alcune competizioni, hanno messo molte volte a dura prova il rapporto tra Big Sam e i tifosi. E molte volte al manager di Dudley, non è nemmeno bastato vincere una finale a Wembley, di Championship certo, ma pur sempre di finale si tratta, non è bastato battere un Chelsea neo campione d'Europa al ritorno in Premier, dopo nove anni di digiuno contro i Blues per gli Hammers, non è bastato vincere due volte in un anno in casa dei rivali del Tottenham, dopo quindici anni che il West Ham non passava al Lane. Quest'anno, le cose sembravano andare per il verso giusto, il West Ham agguanta il terzo posto nella giornata prima di Natale. Batte in casa Man City e Liverpool, la squadra costruita, sembra poter dare grandi soddisfazioni. Invece nella seconda parte di stagione, un netto calo di rendimento di alcuni interpreti, unito a mancanze nel mercato di riparazione di gennaio, e qualche infortunio, han fatto si che tornassero pesanti le critiche su Allardyce. Il West Ham è tornato a giocare male, e solamente dopo un filotto di 9 partite senza vittorie, ha agguantato un 1-0 striminzito sabato scorso contro un Sunderland, che sta attraversando un momentaccio, e non naviga in acque tranquille in classifica.
I tifosi, ormai in maggioranza, chiedono la testa del manager. Vorrebbero vedere un West Ham più propositivo, che gioca a pallone, facendo divertire il pubblico. Non importa se poi si vince, o si perde. I tifosi vorrebbero rivedere quel modo di giocare a calcio che nell'East London viene chiamato 'The West Ham way'. E non importa contro chi puoi o non puoi vincere, o contro chi l'hai fatto o meno, se perdi questa filosofia, nell'East End hai vita breve, e di simpatie ne perdi molte. Altro capo d'imputazione al manager, sono alcuni acquisti fatti in questi anni: il caso più eclatante è quello di Andy Carroll, voluto fortemente da Big Sam che nell'estate del 2012, prima lo prende in prestito dal Liverpool, e l'estate dopo, lo riscatta per la cifra record di 17 milioni di pounds. Mai il club aveva speso una cifra simile per un giocatore. Andy Carroll, oltre ad essere l'acquisto più costoso della storia, diventa anche il giocatore più pagato dal West Ham, guadagnando esattamente 80,000 sterline a settimana. Mai nessuno ha guadagnato così tanto agli Hammers. E quindi cosa ti aspetti da un giocatore in cui riponi così tanta fiducia? Di certo non quello che è successo in questi anni. Un giocatore su cui Allardyce ha costruito intorno tutto il suo gioco, ma che per un infortunio o per l'altro, manca dai campi mesi e mesi ogni stagione. L'anno scorso stette fuori sei mesi, questa stagione tra i primi quattro del campionato, e questi ultimi quattro alla fine, saranno ben otto i mesi in cui Carroll mancherà dai campi di gioco.
Sam Allardyce, al West Ham dal 2011
Ma i tifosi non si lamentano solo di questo: ci sono molte critiche su come vengono affrontate le coppe, quelle coppe che da tanto mancano in bacheca, e che tutti i tifosi, vorrebbero vedere rialzare un giorno. Nella prima stagione di Big Sam, il West Ham viene eliminato clamorosamente in casa in coppa di Lega dall' Aldershot Town (League 2) perdendo 1-2. Quello stesso anno, non riesce ad andare oltre il terzo turno di FA Cup, perdendo in casa dello Sheffield Wednesday (League 1) per 1-0. L'anno successivo, in coppa di Lega perde al secondo turno in casa contro un Wigan non certo fenomenale, e in FA Cup, esce contro il Man Utd al replay,al terzo turno, dopo il 2-2 del Boleyn, perdendo per 1-0 all'Old Trafford, presentandosi con molti giovani, alcuni addirittura alla prima esperienza in prima squadra, affrontando i Red Devils con le riserve, lasciando alcuni titolari in tribuna. E questo fece imbestialire molti tifosi. L'anno scorso le coppe portano tempeste e sciagure. Al terzo turno di FA Cup il West Ham esce malamente contro il Nottingham Forest, squadra di Championship, perdendo per 5-0. E anche li, Big Sam schierò molti giovani in campo, facendo capire che di questa coppa, in quel momento, non gli importava così tanto. In coppa di Lega la squadra raggiunse la semifinale, dopo un quarto di finale quasi storico vinto 1-2 al White Hart Lane, ma dovette soccombere 6-0 all'andata e 0-3 al ritorno ai colpi fatali del Man City. E fu proprio nella semifinale di andata, persa con sei gol di scarto all'Ethiad Stadium, che i tifosi del West Ham tirarono fuori tutto l'orgoglio, e iniziarono a cantare per la prima volta contro il manager. Quest'anno sembrava poter andare meglio in FA Cup, dopo la clamorosa sconfitta in casa in coppa di Lega contro lo Sheffield Utd (League 1) ai rigori al primo turno, ma il boia di turno quest'anno porta il nome del WBA, che con ben 4 gol al sesto turno, fa affondare ancora una volta la barca.
Sono molti i nomi, che in questi mesi, sono stati fatti tra i possibili sostituti di Allardyce. Si è parlato di Moyes, del 'Loco' Bielsa, del croato Slaven Bilic, che gode anche ancora di tanta stima nell'East London, grazie al suo passato da giocatore. C'è anche chi ha ipotizzato un Teddy Sheringham, quest'anno assistente di Big Sam, come possibile head coach.
Di sicuro sappiamo, che a giugno il contratto di Allardyce è in scadenza (percepisce 3,5 milioni l'anno, ed è il manager inglese più pagato della Premier), e nonostante gli attestati di stima del vicepresidente, Karren Brady, sembra che anche i rapporti con il presidente David Sullivan siano arrivati ai minimi storici. In molte interviste, infatti, il co-chairman del West Ham ha fatto capire che non gli sono piaciute come son state gestite alcune situazioni, e il famoso abbandono prima della fine della partita contro il WBA in coppa, con conseguente litigio con i tifosi fuori dallo stadio, ha detto molte cose. Questo, e il caso Zarate, giocatore voluto fortemente al West Ham dal presidente, ma che Big Sam non digeriva, hanno contribuito a far accrescere la tensione tra i due. Sullivan poi, non nasconde di voler un West Ham che un giorno possa giocare nelle competizioni europee, che possa arrivare nella nuova era del nuovo stadio, l'Olympic Stadium, affrontando e giocando per traguardi importanti. E di sicuro, un manager che si assesta ogni anno, tra il 14° e il 10° posto in campionato, e snobba le coppe, non può andare a genio.

Sicuramente Big Sam ha avuto il merito di aver riportato la squadra in Premier League, dopo solamente un anno di purgatorio. Ed ha avuto anche il merito di aver evitato la retrocessione, abbastanza agevolmente, in questi anni. Però, questo è un club che vuole crescere. Il West Ham ha bisogno di poter tornare a giocare su palcoscenici importanti. C'è un futuro nuovo che aspetta, e, forse, un uomo come Big Sam, inizia a non essere più l'uomo giusto per questo club